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Gay si appartano attirati da un marocchino: pestati e rapinati

5 sett – RESANA – Pestati e rapinati da un gruppo di giovani stranieri dopo che si erano appartatati. Si tratta di due omosessuali di 43 anni, entrambi trevigiani. I due erano stati attirati da uno dei componenti del gruppo, un 17enne marocchino, che li aveva invitati ad appartarsi con lui.

Una volta arrivati in un punto isolato nella campagna di Resana, i due omosessuali sono stati colti di sorpresa dagli amici del 17enne marocchino, che li stavano aspettando nascosti tra gli arbusti. I due quarantenni sono stati investiti da un’ondata di calci, pugni e bastonate restando feriti in modo serio, e poi sono stati rapinati del cellulare, del portafogli e della chiavi della macchina.

Dopo il pestaggio i due, che avevano riportato ferite e contusioni in varie parti del corpo, sono andati in pronto soccorso per essere medicati (poi dimessi con prognosi di 15 giorni). In seguito hanno sporto denuncia ai carabinieri, che hanno fatto scattare le indagini.

I fatti si erano consumati a luglio, i carabinieri hanno reso noto l’accaduto questa mattina, ora che i responsabili sono stati identificati e denunciati per rapina aggravata in concorso. Si tratta di un gruppetto composto da cinque magrebini, compreso il marocchino che ha fatto da esca, ed un nigeriano, di età compresa tra i 16 ed i 21 anni e residenti tra Resana e Castelfranco.

Fonte: http://www.imolaoggi.it/2013/09/05/gay-si-appartano-attirati-da-un-marocchino-pestati-e-rapinati/

Omofobia alle case popolari: “Emarginati perché gay”

Insultati e aggrediti verbalmente. Derisi oppure soggetti a continui scherzi di cattivo gusto. E tutto questo «soltanto perché omosessuali».  Daniele e Michele, li chiameremo così, denunciano di subire da due anni le angherie dei loro vicini di casa. L’ingresso in quella casa popolare di corso Giulio Cesare faceva presagire un nuovo inizio dopo anni difficili, dopo un periodo di permanenza all’housing sociale di via Ivrea. Così, però, non è stato. Per le famiglie delle case Atc la vista di due uomini mano nella mano avrebbe scatenato sensazioni strane, odio e ripicche. Fin dal primo momento in cui la coppia ha messo piede in quell’alloggio al piano rialzato. «Siamo stati redarguiti dal caposcala per aver messo un’etichetta sul citofono – raccontano i due -. Eppure non pensavamo di fare nulla di male, di solito è la prassi quando ci si trasferisce in un nuovo alloggio».
Il peggio sarebbe venuto nei mesi seguenti. A cominciare da quelle violenze verbali, da quelle frasi pronunciate ad alta voce tra i cortili e i marciapiedi in modo da arrivare senza alcun fraintendimento all’orecchio degli interessati. «Ho sentito due pensionati criticare il Comune che dà le case popolari agli omosessuali – ricorda Daniele -. Ci trattano come appestati, neanche fossimo dei ladri o degli avvoltoi. Noi abbiamo provato a relazionarci con quelle persone ma non c’è nulla da fare, ci evitano».
Anche i ragazzi che vivono in corso Giulio hanno cominciato a prendere di mira la coppia. Prima con insulti poi con frasi irripetibili. Innumerevoli i riferimenti al sesso. «Dicono che vogliono arrampicarsi e spiarci – aggiunge Michele -. E questo ci fa stare male ogni giorno, perché non capiamo il motivo di tale astio e cosa spinga questa gente a prendersi gioco di noi».
In due anni non sono mancati nemmeno gli atti vandalici, i tentativi di forzare la serratura della casa, di mettere le mani nella posta altrui. E poi quelle porte sbattute con violenza al solo gusto di arrecar fastidio. E gli schiamazzi sotto la finestra in piena notte. Una trentina le lettere inviate da Daniele e Michele all’Atc. In tutte una sola richiesta: provvedimenti contro le persone che non hanno rispetto per gli omosessuali. «Ci siamo lamentati con l’istituto per tutta una serie di situazioni spiacevoli – continuano i due uomini -. Non siamo in cerca di vendette ma solo di rispetto, quello che fino ad oggi è mancato del tutto».
Philippe Versienti

Fonte: http://www.cronacaqui.it/torino/29439_omofobia-alle-case-popolari-emarginati-perche-gay.html

Suicida 14enne gay, Papaboys: “Dramma ma con Platinette in tv tutti omosessuali”

12 agosto 2013 – Roma – Suicida 14enne gay, Papaboys: “Dramma ma con Platinette in tv tutti omosessuali.

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I Papaboys piangono la morte del 14enne gay che si è tolto la vita nei giorni scorsi a Roma, ma il presidente dell’associazione Daniele Venturi precisa che “i giovani sempre imitano gli esempi adulti che hanno di fronte. Se Platinette è tutti i giorni sui media, avremo una generazione di omosessuali e travestiti. Se sui media ogni giorno raccontiamo le storie sessuali di giovanissime che si vendono al politico di turno per far carriera in tv, avremo una generazione di escort. Se invece torneremo a parlare di Don Bosco, Don Orione, Domenico Savio e Giovanni Paolo II, forse riusciremo a ricostruire una generazione di santi”.

Morire a 14 anni gettandosi dal terrazzo in strada, secondo Venturini, “è un dolore che ci interroga, deve chiamarci a riflettere”, non si tratta solamente del “dramma” e del “vuoto che ha vissuto un ragazzino: questo è l’apice del grido di dolore che una intera generazione vive, talvolta nel silenzio, che incancrenisce l’anima e la fa esplodere dall’interno, talvolta negli episodi che sfociano in droga, baby gang, ed eccessi vari”.

Il leader dei Papaboys sottolinea poi di essere contrario a una legge sull’omofobia. “Il mondo politico non ha perso l’occasione di speculare su una morte ed invoca a gran voce una nuova legge sull’omofobia”, ha detto, “ma non sarà quella legge a restituire la vita a chi ha purtroppo deciso di togliersela, e neanche a curare una generazione che cresce, colpita da vari dolori. Uno di questi, è la discriminazione di identità”. A questo proposito, aggiunge, “l’ascolto delle nuove generazioni è l’unica strada possibile” così come “restituire funzione sociale ai luoghi nel quali la futura gioventù di un Paese si può formare” come l’oratorio. “In secondo luogo – sottolinea – non possiamo far mancare alla generazione che cresce la nostra testimonianza di adulti.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/12/suicida-14enne-gay-papaboys-dramma-ma-con-platinette-in-tv-tutti-omosessuali/683000/

“Sono gay, tutti mi prendono in giro”, si uccide a 14 anni gettandosi dal terrazzo

11 agosto 2013 – Roma – “Sono gay, tutti mi prendono in giro”, si uccide a 14 anni gettandosi dal terrazzo.

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“Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia”. Due messaggi, uno su un foglio di carta, l’altro su una pen drive. Poi la decisione di farla finita. Ha deciso così di togliersi la vita un quattordicenne, gettandosi dal terrazzo condominiale, la scorsa notte, a Roma. L’ennesimo dramma nella capitale, che arriva dopo la morte lo scorso novembre di un quindicenne gay trovato appeso a una corda nel bagno di casa dei nonni, e dopo il tentativo di suicidio di un altro adolescente che si è lanciato dalla finestra dell’istituto romano che frequentava, durante la ricreazione.

Prima di compiere il tragico gesto due sere fa, il giovane ha lasciato due messaggi in cui chiedeva scusa alla famiglia e spiegava che la decisione di farla finita era legata alla sua omosessualità. Quelle lettere raccontano di derisioni e prese in giro da parte di alcuni coetanei che lo avevano addirittura escluso dalla comitiva.

FONTI: www.repubblica.it/cronaca/2013/08/11/news/sono_gay_tutti_mi_prendono_in_giro_si_uccide_a_14_anni_gettandosi_dal_terrazzo-64608534/

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_agosto_11/suicida-giovane-gay-sanbasilio-roma-2222573710824.shtml

Sassari, aggrediti due giovani. Calci e pugni perché gay

30 luglio 2013 – Sassari, aggrediti due giovani. Calci e pugni perché gay.

MOS

Pestati selvaggiamente da un “branco” di giovanissimi (tra i 17 e i 20 anni) che mentre picchiavano senza pietà hanno anche urlato frasi contro gli omosessuali e i negri. Drammatica avventura per due giovani sassaresi di 34 anni che – nella notte tra sabato e domenica – sono stati circondati senza alcun motivo da una banda che cercava solo qualcuno su cui scaricare una violenza inaudita. Il ferito più grave è ancora ricoverato in ospedale con un trauma cranico e facciale, l’altro ha avuto 15 giorni di cure e ieri mattina, appena uscito dall’ospedale, si è presentato negli uffici della questura per depositare la denuncia-querela. Le indagini sono state affidate alla squadra mobile, e la speranza è che gli investigatori possano trovare elementi utili dalle immagini registrate dalle telecamere stradali.

Il grave episodio si è verificato intorno alle 3,30. I due amici, dopo una festa trascorsa a casa di conoscenti, si sono diretti verso piazza d’Italia per una passeggiata prima di fare rientro a casa. Al loro passaggio, un gruppo di giovanissimi (alcuni erano a petto nudo) ha cominciato a urlare insulti.

«Hanno ripetuto a voce alta che loro odiavano i negri e i froci – ha raccontato ieri il giovane ferito alla polizia – e noi abbiamo proseguito facendo finta di niente. Non pensavano neppure che ce l’avessero con noi». In piazza Tola, i due amici si sono seduti su una panchina (sul lato che collega con via Lamarmora) per fumare una sigaretta e continuare a chiacchierare. Avevano già archiviato l’episodio capitato poco prima, quando improvvisamente il “branco” si è materializzato in piazza Tola. Erano in quattro, due si sono avvicinati, hanno ripreso quel ragionamento assurdo dell’odio razziale e degli insulti omofobi. I due giovani hanno provato a parlarci, ma il tentativo arduo di instaurare una discussione normale è fallito quasi subito. Uno dei ragazzi ha chiesto una sigaretta che gli è stata offerta, sembrava finita lì. Invece il gruppo, che si è spostato su una panchina di fronte, ha ripreso con gli insulti e le provocazioni. E quando uno dei due giovani si è alzato e ha risposto ingenuamente alla richiesta di avvicinarsi, è scoppiato l’inferno. Prima una cinghiata in faccia, poi calci e pugni mentre era a terra, stordito e in un lago di sangue. Non si è neppure reso conto di quello che accadeva all’amico, colpito più volte con una brutalità che ha dell’incredibile.

Gli aggressori si sono fermati e sono scappati via solo quando da uno dei bar che si affacciano su piazza Tola (era chiuso ma padre e figlio erano ancora all’interno per sistemare le ultime cose) sono uscite due persone richiamate dalle urla disperate dei due giovani. E’ scattato l’allarme e in piazza Tola sono arrivate le ambulanze del 118, gli operatori hanno prestato le prime cure prima di trasportare i feriti in ospedale. Solo dopo l’intervento dei medici, ai quali i giovani hanno raccontato della violenta aggressione, è stata avvertita la polizia. Ma a quel punto dei componenti del “branco” non c’era più traccia.

Ieri le indagini si sono sviluppate in una direzione precisa con l’acquisizione delle immagini delle telecamere e presto i quattro aggressori potrebbero essere identificati. Al giovane che ha presentato la denuncia-querela la polizia ha anche comunicato la possibilità di avvalersi del supporto dell’Ufficio nazionale Antidiscriminazione razziali (Unar).

FONTI: http://www.huffingtonpost.it/2013/07/30/omofobia-aggrediti-due-giovani-a-sassari_n_3676115.html?utm_hp_ref=italy

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/07/30/news/sassari-pestati-dal-branco-odiamo-i-gay-1.7502435