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Trans aggredito da cinque uomini L’ombra dell’omofobia sull’agguato

Misteriosa aggressione l’altra notte in via Piedicavallo 53, una traversa di corso Francia, non distante da corso Lecce. 

Cinque uomini, non ancora identificati dai carabinieri del nucleo operativo che stanno svolgendo le prime indagini, hanno teso un agguato ai danni di un transessuale di origine brasiliana Adau Santos, 33 anni, residente in un alloggio al terzo piano. Quando il trans è rientrato a casa, attorno alle 22, è stato circondato dai cinque uomini che si erano nascosti nel portone. Qualcuno forse aveva seguito tutti i suoi spostamenti segnalando infine ai complici il momento in cui stava per aprire il portone del fabbricato.

Adau Santos è stato selvaggiamente picchiato e derubato dei soldi, di due cellulari e di un pc. Prima di andarsene, gli aggressori gli hanno spruzzato in faccia uno spray urticante. Il brasiliano, che si prostituisce da tempo nelle strade della zona, è stato soccorso dai vicini di casa e accompagnato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria dove è stato ricoverato in prognosi riservata per le lesioni alla testa e all’addome ma secondo i medici non è in pericolo di vita.

Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, il movente della rapina-aggressione andrebbe ricercato nel mondo della prostituzione, nel racket che controlla la zona tra corso Francia e corso Lecce. Non appena sarà possibile, quando le sue condizioni lo permetteranno, Santos sarà sentito dagli investigatori per tentare di ricostruire i retroscena del feroce e ancora inspiegabile pestaggio.

Solo attraverso la sua testimonianza sarà possibile risalire all’origine di un agguato studiato con cura e forse da tempo. I cinque si sono poi allontanati a bordo, secondo alcuni testimoni, di un Suv di colore scuro, che era stato notato giorni fa nella strada.

Non si esclude ancora del tutto l’ipotesi di una spedizione all’insegna dell’omofobia in via Piedicavallo ma non ci sono ancora riscontri concreti per sostenere questa tesi. Non troppo tempo fa, al Valentino dov’era in corso una festa gay, cinque ragazzi italiani si erano scagliati contro un gruppo di coetanei, colpevoli di essere omosessuali.

La polizia era riuscita a identificare e a denunciare gli autori dell’aggressione che però avevano del tutto escluso la matrice omofoba ma avevano parlato solo di una banale lite tra coetanei. La cronaca di questo episodio controverso era stata ampiamente ripresa dai siti web della comunità gay torinese che non avevano però dubbi sulle cause, cioè l’omofobia, alla radice dell’episodio del Valentino.

Arrestato un 17enne: confessa omicidio di un imprenditore palermitano

09-05-2013 – Palermo. Arrestato un 17enne: confessa omicidio di un imprenditore palermitano.

L’omicidio, avvenuto lo scorso 25 aprile, sarebbe maturato a margine di un incontro sessuale. Il ragazzo ha confessato di avere inferto all’uomo 40 coltellate e di avergli fracassato il cranio.

E’ stato arrestato ed ha confessato di aver aggredito e ucciso l’imprenditore 46enne Massimo Pandolfo. I fatti sono avvenuti lo scorso 25 aprile nel quartiere Acqua dei Corsari di Palermo quando il diciassettenne fermato oggi, in seguito ad una lite, ha colpito a morte l’uomo sferrandogli 40 coltellate e fracassandogli poi il cranio con un sasso.
L’omicidio sarebbe stato perpetrato nell’ambito di un incontro sessuale a pagamento. Il diciassettenne e Pandolfo, secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, sarebbero arrivati sul luogo dove poi è stato ritrovato il cadavere dell’imprenditore, a bordo della macchina di quest’ultimo. Giunti sul posto, l’imprenditore avrebbe rivolto al ragazzo, che a quanto pare era solito prostituirsi per soldi, richieste che il giovane non avrebbe voluto esaudire. Da lì sarebbe scoppiato l’alterco che ha portato all’omicidio.
L’auto è stata ritrovata dopo l’arresto del ragazzo, in fiamme in una strada della periferia palermitana. Per spegnere l’incendio che ha bruciato la Citroen C3 di Pandolfo sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della scientifica accorsi per cercare prove che permettano di risalire all’identità di possibili altri aggressori dell’uomo. Alcuni punti, infatti, del racconto rimangono oscuri, compreso il fatto che Pandolfo, avendo praticato pugilato, avrebbe potuto difendersi da un diciassettenne e che alcuni passaggi nel racconto del minorenne fermato lasciano intuire la presenza di altre persone.
Sulla vicenda, di cui parla tutta la stampa, interviene il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani. “Chiediamo rispetto per la vittima di un efferato omicidio – dice Romani -. Non si è mai letto sulla stampa di omicidi negli “ambienti eterosessuali”, eppure i femminicidi allignano proprio nello squilibrio dei rapporti tra uomo e donna. L’insistenza morbosa sulla presunta sessualità della vittima nel raccontare quell’omicidio non si giustifica se non nei pregiudizi di chi ha scritto e pubblicato quegli articoli. Nell’omosessualità non c’é nulla di scabroso e quell’uomo, e la sua intimità, dovevano essere rispettate dai media”. Titti de Simone, coordinatrice del Palermo Pride 2013, sottolinea che la manifestazione sara “l’occasione per porre l’accento su come i media affrontano la questione lgbt a livello locale e nazionale”.
Fonte: Gay.it