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Niente diritti ai gay, c’è la crisi

22 luglio 2013 – PDL: niente diritti ai gay, c’è la crisi.

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Mentre Pd e Pdl continuano a confrontarsi verso una possibile intesa su Iva, Imu e misure per il lavoro e la crescita, si accentuano le divergenze sulle questioni eticamente sensibili. No alle nozze gay. No alle unioni civili. No all’eutanasia. No ad una legge contro l’omofobia. Il veto arriva direttamente dai leader cattolici del Pdl, Maurizio Lupi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi, che chiedono  apertamente una moratoria per fermare i provvedimenti approdati nelle Commissioni e – in qualche caso – in procinto di essere discussi in Aula.

LE DIVERGENZE NEL PDL – Il rischio dei dissidenti è evidente: creare una frattura insanabile all’interno del loro stesso partito. Le posizioni tra gli azzurri, si sa, sono variegate. E il Pdl, in netta minoranza sia alla Camera che al Senato, non ha i numeri sufficienti per fermare l’iter legislativo nel caso di convergenza tra Pd e Movimento 5 Stelle, che da soli vantano oltre 500 deputati a Montecitorio e 158 senatori a Palazzo Madama. L’apporto dei voti di Sel o Scelta Civica potrebbe addirittura rendere schiacciante la maggioranza della nuova insolita coalizione. E costringere i dissidenti Pdl ad accodarsi nel rispetto delle posizioni assunte. L’unità del Pdl (in nome della disciplina di partito) potrebbe a quel punto irrilevante per fermare le intenzioni degli altri schieramenti.

PDL GALAN – I primi a scalpiare sono stati proprio i liberali capeggiati da Giancarlo Galan. L’ex governatore del Veneto è primo firmatario di una proposta di legge per l’introduzione nel codice civile delle unioni omoaffettive, appena assegnata alla Commissione Giustizia, e sottoscritta da 9 deputati Pdl tra i quali Laura Ravetto, Daniele Capezzone e l’ex ministro Stefania Prestigiacomo. Gli onorevoli azzurri chiedono – lo spiegano nel testo che accompagna gli articoli depositati a Montecitorio – il “riconoscimento delle relazioni affettive tra persone omosessuali predisponendo una specifica regolazione legislativa dei rapporti personali e patrimoniali attinenti alla loro vita in comune, attraverso una specifica figura di accordo giuridico”. La proposta di Galan chiede che l’unione omoaffettiva venga contratta davanti all’ufficiale dello stato civile presso il comune di residenza di uno dei due contraenti e che ciascun contraente è tenuto a provvedere alle esigenze economiche della coppia in ragione delle proprie istanze e della propria capacità lavorativa. Per quanto riguarda la successione, i diritti spettanti al coniuge nella successione legittima sono estesi al defunto legato da un’unione omoaffettiva. Così come sono estesi al contraente il titolo di preferenza per l’inserimento in graduatorie per l’accesso al lavoro o in graduatorie privilegiate di disoccupati destinati alle famiglie.

DDL GIOVANARDI – Ma la moratoria Pdl fermerebbe anche altri disegni di legge dello stesso partito (ma meno stringenti rispetto alla normativa Galan) per il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Dal 17 luglio la commissione Giustizia del Senato ha cominciato l’esame del ddl n. 239 per l’introduzione del “contratto civile di convivenza e solidarietà” (unico firmatario l’ex ministro Carlo Giovanardi) e il ddl n. 197 per la disciplina del “patto di convivenza” (proposta di 5 senatori, prima firmataria Maria Elisabetta Alberti Casellati. Il progetto di Giovanardi prevede un contratto da sottoscrivere davanti ad un notaio attraverso il quale “due persone disciplinano i reciproci rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune e alla loro cessazione”. Le parti possono, ad esempio, stabilire che i beni acquistati anche da uno solo dei conviventi siano soggetti al regime della comunione ordinaria, oppure decidere le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, prevedere che in presenza di uno stato di incapacità di intendere e volere (anche temporaneo) tutte le decisioni di carattere sanitario (come ad esempio la donazione degli organi) vengano adottate dal convivente. E’ previsto (dopo cinque anni di convivenza) il diritto alla successione nel contratto di locazione dell’alloggio.

DDL ALBERTI CASELLATI – Il patto di convivenza del ddl Casellati, da sottoscrivere davanti ad un notaio nel comune di residenza di uno dei due conviventi (“due persone maggiorenni e capaci, unite da reciproco vincolo affettivo”), si limita invece a stabilire  un obbligo “di assistenza morale e materiale”. Il patto, da trascrivere in un Registro nazionale dei patti di convivenza, e da trasmettere poi al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe, comporta l’estensione alle parti di tutti i diritti e i doveri spettanti ai coniugi relativi all’assistenza sanitaria e penitenziaria, il diritto alla successione nel contratto di locazione, l’obbligo – infine – di corrispondere un assegno di mantenimento nel caso di scioglimento del contratto. Si tratta di una normativa leggera (all’asame della Commissione) che punta – come spiegano i deputati nella relazione che presenta gli articoli – a colmare un “ingiustificabile” vuoto normativo, la mancata regolamentazione delle svariate forme di convivenza, facendo però attenzione a “non contraddire” la “volontà dei padri costituenti di tutelare la famiglia fondata sul matrimonio”.

DDL MANCONI – Contiene norme leggere anche il ddl n. 14 presentato dai senatori Pd Luigi Manconi e Paolo Corsini (dal 26 giugno assegnato alla Commissione Giustizia, esame non ancora inziato) e che prevede l’istituzione di un Registro delle unioni civili presso l’Ufficio dello stato civile del comune. Anche in questo caso vengo trasmessi alle parti tutti i diritti e i doveeri spettanti al coniuge relativi all’assistenza sanitaria e penitenziaria. I conviventi scelgono il regime patrimoniale e acquistano diritti alle agevolazioni e agli oneri fiscali che derivano dall’appartenenza a un determinato nucleo familiare. Infine, vengono equiparati ai coniugi per quanto riguarda i diritti e i doveri dei legittimari e la successione legittima.

CONTRASTO ALL’OMOFOBIA – Un discorso a parte meritano le proposte sulla discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Qui le distanze tra centrodestra e la restante parte del Parlamento è ancor più netta. Alla Commissione Giustizia della Camera è cominciato l’esame della pdl n. 245 del Democratico Ivan Scalfarotto (firmata da 221 deputati di Pd, Sel, Movimento 5 Stelle e Scelta Civica) per il contrasto all’omofobia e alla transfobia e punire (attraverso modifiche alla legge Mancino Reale) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque “diffonde idde fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”, o “incita a commettere e commette atti di dicriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o motivati dall’identità sessuale”. La condanna sale da sei mesi a quattro anni per coloro che incitano a commettere violenza o commettono violenza o atti di provocazione alla violenza per gli stessi “motivi etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima”. Il dato politico è che le forze che dimostrano di essere intenzionate a sostenere il provvedimento occupano oggi circa il 60% dei seggi del Senato e l’80% alla Camera e che il 23 maggio scorso il governo, nella persona del ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem (poi dimissionaria) si è già dimostrato ampiamente favorevole alla legge. Rispondendo ad un’interrogazione parlamentare in aula a Montecitorio, la Idem faceva sapere:

Nel condividere i contenuti e le finalità dell’a.c. 245, a firma dell’onorevole Scalfarotto, comunico che è mia intenzione impegnarmi per sostenere l’adozione di una legge specifica contro i reati di omofobia e transfobia, che mi auguro possa ricevere il più ampio sostegno da parte di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, affinchè si possa completare al più presto il cammino verso una società pienamente paritaria. Ciò appare più che mai una necessità a fronte dell’esperienza esemplare di altri Stati come la Francia, la Spagna, la Germania, il Belgio, il Portogallo e la Gran Bretagna, che già dispongono di strumenti penalistici di contrasto all’omofobia. Non bisogna dimenticare che dai diritti si misura il grado di maturità, di solidità di una democrazia.

La pdl Scalfarotto è stata ripresa dai senatori del Movimento 5 Stelle (ddl n. 391, prima firmataria Michela Montevecchi). Il senatore del Pd Sergio Lo Giudice ha chiesto, invece, l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia (ddl n. 403).

NOZZE GAY – Non mancano le proposte per le nozze gay. A chiedere l’introduzione del matrimonio omosessuale, anche in questo caso, rappresentanti di Pd, Movimento 5 Stelle e Sel. Con il ddl n. 393 (dal 2 luglio all’esame della Commissione Giustizia del Senato) 19 senatori grillini (primo firmatario Luis Alberto Orellana) chiedono di inserire nel codice civile, dopo l’articolo 90, una norma denominata “matrimonio egualitario”: “Il matrimonio può essere contratto da persone di sesso diverso o dello stesso sesso con i medesimi requisiti ed effetti”. Si tratta dello stesso testo sottoscritto e depositato a Palazzo Madama dai 7 senatori di Sel (ddl n. 204, prima firmataria Loredana De Petris). “Oggi in Italia – spiegano i deputati del partito di Vendola e del M5S – il mancato accesso al matrimonio costringe molte coppie omosessuali, che rappresentano una realtà di fatto senza alcuna regolamentazione giuridica, a recarsi all’estero per potersi sposare. Il presente disegno di legge intende superare tale stato di cose, rendendo il matrimonio accessibile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nel solco di una mutata coscienza sociale e, soprattutto, dei princìpi della Costituzione, che affermano l’uguaglianza e la pari dignità delle persone, il divieto di discriminazione, la promozione e la tutela dei diritti fondamentali della persona in tutte le formazioni sociali in cui svolge la sua personalità”. Alla Camera i progetti per le nozze gay sono state avanzati da Scalfarotto (pdl n. 763 e 244) e Vendola (pdl n. 242), ma non ancora discussi.