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“L’omosessualità è una malattia”

Segrate, 01 giugno 2013

La frase pronunciata da una insegnante sessantenne durante il corso di preparazione alla cresima. I ragazzi, tutti di terza media, hanno reagito e in due si sono ritirati dalle lezioni. Il sindaco di centrodestra: “Le sue affermazioni appartengono a un passato che la società civile ha superato. Anche il parroco prende le distanze. “L’omosessualità è una malattia”. Il virgolettato appartiene a una catechista sessantenne dell’oratorio San Felice di Segrate, cittadina satellite di Milano. L’affermazione, pronunciata durante il corso di catechismo per i cresimandi, ha fatto scattare la reazione dei ragazzi, tutti iscritti al terzo anno della scuola media. Da una parte gli studenti, pronti a difendere i diritti degli omosessuali, dall’altra la catechista, irremovibile sulla propria posizione. “Sono persone come noi, non si possono discriminare”, hanno argomentato i ragazzi. “Solo una coppia fatta da uomo e donna può avere figli e crescerli nella maniera giusta”, ha replicato la donna. Alla fine del confronto due di loro (su un totale di dieci) hanno deciso che non frequenteranno più le lezioni. “Una scelta fatta in autonomia”, spiegano mamme e papà dei due ragazzi. La vicenda ha impiegato poco a varcare i cancelli dell’oratorio e uno dei genitori ha voluto portare il dibattito su Facebook. In poche ore il post ha raccolto oltre 200 commenti. Spaccato a metà, il popolo della Rete si divide fra chi sta dalla parte dei ragazzi (“Un’insegnante così è da cacciare il prima possibile”, “ho fatto bene a non far frequentare le ore di religione ai miei figli”) e c’è si schiera invece con la catechista (“In fin dei conti ha espresso una posizione personale”). Adriano Alessandrini, sindaco di centrodestra di Segrate, taglia corto: “Quando consegniamo la Costituzione ai ragazzi delle medie, la prima cosa che diciamo è che tutti hanno diritto al rispetto, al di là della razza e delle scelte di vita. Le affermazioni della catechista appartengono a un passato che la società civile ritiene superato da tempo”. A Segrate da due giorni non si parla di altro. E qualche genitore è arrivato a chiedere la testa della catechista. “Forse è un po’ troppo, magari si è trattato di un equivoco – dice don Andrea Sangalli, prete degli oratori di Segrate – Stiamo parlando di argomenti delicati. La Chiesa esprime una posizione chiara, ma il rispetto alle persone deve rimanere al di sopra sopra ogni tipo di considerazione e va al di là delle scelte personali di ogni individuo”.

 

FONTE: La Repubblica di Milano

Applicazione cristiana promette di curare i gay in 60 giorni

Migliaia di persone si stanno lamentando a gran voce con Apple e Google per un’applicazione sul cellulare che permetterebbe di guarire gli omosessuale in sessanta giorni. Le lamentele hanno prodotto risultati per Apple che ha tolto l’app dall’Apple Store, mentre rimane ancora disponibile su Google Play per gli utenti Android. Ma vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

È Setting Captives Free il nome del gruppo cristiano che ha ideato questa app. Lo scopo dichiarato è semplice quando assurdo: curare le persone non nate omosessuali in due mesi di tempo

Non si limitano solo a questo bensì assicurano anche di poter liberare gli utenti da tutti i ‘peccati abituali’, come superare le dipendenze da gioco d’azzardo o di abuso di sostanze.

A oggi quasi cinquemila persone hanno già firmato una petizione per chiedere la rimozione di questa applicazione giudicata offensiva e omofoba. Del resto, la frase di lancio è chiara:

Non si dispone di un “gene gay”, né sei nato in questo modo senza alcuna speranza di libertà.

A concludere, l’invito della famosa (?) guarigione:

Si può essere liberati dalla schiavitù dell’omosessualità attraverso il potere di Gesù Cristo e della Croce!

FONTE: Queerblog